sabato 22 maggio 2010

Silvano Agosti - Discorso tipico dello schiavo

Oggi mi sento di condividere questa bella e oramai nota intervista a Silvano Agosti dal titolo "Discorso tipico dello schiavo" che mi è capitato di ascoltare tempo fa. Mi farebbe piacere avere un vostro parere sulle sue parole.




Silvano Agosti è un noto regista , sceneggiatore e romanziere italiano, autore di numerosi film e documentari. Ha lavorato tra gli altri con Marco Bellocchio ed Ennio Morricone.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Bene, tutto verissimo e condivisibile. Ma l'alternativa? Abolire la valuta? Infondere, non so in che modo, bontà e tolleranza? E dividere tutto con tutti?
Saremmo tutti capaci di ciò?

Blogolo Nel Buio ha detto...

Per quel che sento nell'intervista mi pare che Agosti sostenga che prima di ogni cosa sia necessario prendere coscienza che nella dinamica capitalista in cui oggi siamo calati c'è un grosso problema di fondo.
Prendere coscienza del problema è sempre il primo passo da fare per risolverlo. E per prendere coscienza di un problema collettivo è necessario comunicarcelo l'un l'altro.
Detto questo tu chiedi se saremmo tutti capaci di bontà e tolleranza e di dividere tutto con tutti, be', una risposta oggettiva credo che non si possa dare, ma ognuno di noi può rispondere/rispondersi a questa domanda interrogandosi sul grado di fiducia che nutre nei confronti dell'Uomo.
Io (ma questo è solo il mio modesto punto di vista) credo sia l'utopia da seguire. Alla tua domanda "saremmo tutti capaci di ciò?" io mi rispondo: sì, forse non ora, forse passerà moltissimo tempo prima che ciò possa accadere, ma io credo di sì, tutti gli uomini possono essere capaci di ciò.
Ovvio il discorso meriterebbe maggiori approfondimenti e il mezzo che stiamo usando forse non si presta al meglio...
un caro saluto. :-)

Anonimo ha detto...

La coscienza c'è credo che tanta gente oggi senta questa mancanza di libertà, non solo chi ha datori di lavoro, ma anche liberi professionisti, che a loro volta hanno datori di lavoro... E su a salire.
La domanda, riflettendo, a questo punto diventa un'altra: saremo capaci, in quel futuro che ipotizzi di rinunciare a qualsiasi bene, anche al pc che adesso ci consente di comunicare?

No, perché a quel punto, continueremo a produrre, a lavorare, a garantirci beni, anche di prima necessità, riesumando il baratto. E non sarà niente di diverso da adesso.

Vado a letto con codeste riflessioni :)
Un caro saluto a te.

L'anonimo: Maria.

Blogolo Nel Buio ha detto...

Cara Maria, è un piacere.
Dunque, io non so se la maggioranza degli individui si stia rendendo conto che la mancanza di libertà (oggi sicuramente avvertita da molti) è da ricondurre, tra le altre cose, anche all'inefficienza del modello economico messo in pratica dalla nostra civiltà. Così a intuito direi di no, ma posso sbagliare. Certo il problema non è solo il modello economico, piuttosto, a mio avviso, una sadica tendenza dell'essere umano a non riuscire a concepire se stesso (inteso come la colletività) come una priorità (perdonami, il discorso qui è grossolano e generalizzo per questioni di spazio). Nella condizione evolutiva in cui la nostra specie oggi si trova è come se ci fosse bisogno sempre di un'entità esterna a cui appoggiarsi. Per molti, specie in occidente, quest'entità è diventata il profitto (per alcuni è la religione, per altri qualcos'altro ancora...). Spostare dunque l'attenzione dall'Uomo al Profitto (o alla religione, che non è da confondere con la spiritualità) dà adito a continue e impunite violazioni dei diritti umani (e come vedi concependo il concetto stesso di diritto umano è evidente che, come tu dici, la coscienza di ciò, in parte, è presente).
Personalmente sono fiducioso che con il tempo l'Uomo (quindi la collettività umana) riuscirà ad evelversi e a concepirsi come priorità (ma magari mi sbaglio :-) ). Se una tale evoluzione intellettuale (utopica) dovesse avvenire, il modello economico scelto perderebbe molta della sua importanza. Non credo si tratti dunque di rinunciare a qualsiasi bene, piuttosto di continuare a produrre sulla base delle nostre necessità (e questo oggi vuol dire sicuramente produrre di meno) regalando così più tempo agli essere umani (lavorando sicuramente di meno) per concepire se stessi e per "costruire la vita" (per tornare alle parole di Agosti).
Credo che alla fine si tratti di aver fede o meno nella bontà dell'Uomo (e siccome si tratta di fede ogni opinione ha la stessa dignità dell'altra).
un abbraccio,

blogolonelbuio

Anonimo ha detto...

Letto da qualche parte che una piccola rivoluzione sta già avvenendo: tanti manager che mollano tutto e si dedicano a costruire la vita che vorrebbero. (Non so se in merito hai letto l'ultimo di Simone Perotti: "Adesso Basta") Ma tutto quanto è ancora niente, è ancora poco. Pochissimo.
Io non so se ce la farò ad essere così fiduciosa, vorrei esserlo però, e mi impegno ogni giorno per riuscirci, anche mentre faccio la spesa.
Il timore è che la priorità sia sempre l'Io e non il Noi. Detto da me poi, che non ho fede alcuna. :)

Grazie per la gentilezza e per la discussione.
Importante è comunque riflettere. Sempre.

Maria

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