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lunedì 5 novembre 2012

Colomba Rossi e la collana Sabot/Age (Edizioni e/o)

Dopo aver parlato la volta scorsa di Una brutta storia, romanzo d'esordio di Piergiorgio Pulixi (E/O), ho pensato bene questa volta di intervistare direttamente Colomba Rossi, per farci dire qualcosa di più sulla collana Sabot/Age da lei diretta (e curata da Massimo Carlotto). 


Ciao Colomba e grazie per il tempo che stai concedendo a Blogolo. Per prima cosa vorrei chiederti di parlarmi un po’ di Sabot/Age, come è nata l’idea e come hai convinto E/O a investire in una direzione per alcuni versi inusuale rispetto al suo catalogo (con alcune eccezioni, ovviamente).

Le edizioni E/O si sono sempre distinte per una spiccata curiosità nei confronti del "nuovo" e hanno aderito immediatamente alla nostra proposta di una collana di contenuti e non di genere che è stata la suggestione di fondo che ci ha portato a sviluppare il progetto.

Come mai la scelta di estendere la linea editoriale anche al genere pulp, un genere forse un po’ di nicchia, almeno rispetto al classico noir? 

A noi interessano la qualità della scrittura e le storie, soprattutto quelle frutto di un'inchiesta o negate o poco raccontate e volutamente facciamo poca attenzione al genere. Matteo Strukul ci ha proposto un romanzo che raccontava finalmente la mafia cinese in veneto, argomento scomparso da molti anni dalle pagine dei giornali. Ci è piaciuto molto il personaggio e abbiamo colto in Strukul delle grandi potenzialità sulla serialità di Mila. Rispetto al pulp, siamo contenti che ci sia un nostro autore che investa le sue energie a farlo tornare in auge con tanta passione e bravura.

Finora sono stati sfornati romanzi di altissima qualità, come avviene la selezione? Chi se ne occupa? Dove ricercate gli autori? 
Alcuni autori hanno scelto di scrivere appositamente per la collana come Roberto Riccardi (il 24 ottobre uscirà il suo Undercover). Altri li abbiamo conosciuti attraverso i manoscritti. La selezione avviene attraverso la lettura delle sinossi per capire se la trama rientra nei confini di Sabot/Age e poi se ci convince attraverso
alcune letture incrociate. Ogni romanzo pubblicato è frutto di lunghi dibattiti e riflessioni.

Lavorate anche con agenzie letterarie? Valutate manoscritti inviati spontaneamente?

Anche. Abbiamo buoni rapporti con diverse agenzie e non riusciamo a resiste alla tentazione di dare un'occhiata alle sinossi che accompagnano i manoscritti. 

Come stanno andando critica e vendite e cosa ne pensi della concorrenza dei libri a 9.90? 
Noi abbiamo deciso di seguire una strada tracciata da tempo dalle Edizioni e/o e a quella ci atteniamo anche in fatto valutazioni sui prezzi di copertina. Noi non viviamo i libri a 9,90 come concorrenti. La nostra è una proposta precisa e critica e vendite ci stanno incoraggiando a proseguire.
Ti va di parlarmi un po’ delle prossime uscite e del titolo che ti ha dato fino ad ora maggiori soddisfazioni? 

Di Undercover ho già detto qualcosa ma voglio aggiungere che si tratta di un romanzo ambientato tra Calabria e Colombia e che racconta la straordinaria esperienza di un agente che opera sotto copertura con impressionante realismo. Non passare per il sangue è un romanzo letterario, completamente fuori dal genere, finalista e segnalato dalla giuria al Premio Calvino 2010. Scritto su più livelli narrativi, è una storia di memoria, sentimenti, differenze e contrasti culturali.

mercoledì 1 agosto 2012

Libreriamo intervista Blogolo nel Buio

Di recente ho scambiato due chiacchiere con gli amici di Libreriamo.it.  Nel ringraziarli per la curiosità mostrata verso Blogolo vi ripropongo qui parte dell'intervista (che potrete leggere per intero sul loro portale). Abbiamo parlato di editoria, del Klit, di SugarPulp e di un paio di altre cose.

Il blog letterario Blogolo nel Buio parla di sé, del suo lavoro e della situazione dell’editoria italiana, proponendo le sue soluzioni per superare la crisi
 
Per diffondere l’amore per la cultura e la lettura è fondamentale creare un incontro, un contatto e un confronto tra le persone intorno al libro. È quanto afferma Blogolo nel Buio, blog letterario geloso dell’anonimato dei suoi redattori, che parla di sé in un’intervista in cui racconta della sua attività e dei problemi che affliggono l’editoria italiana.
 
Come nasce Blogolo? Quali sono i suoi obiettivi, i suoi interessi, e in cosa consiste la sua attività?
 
Le idee di base sono diverse: fare da ponte tra autori e case editrici; regalare un po' di informazioni e curiosità utili a chi vorrebbe fare dell'editoria, in un modo o nell'altro, il proprio lavoro; ingannare il tempo; combattere la noia; non pensare alla morte.  Scrivo quando ho tempo, voglia e la salute me lo permette (ultimamente non sono stato granché bene), o quando c'è qualcosa di assolutamente importante da dire (evento straordinario che capita di rado). Detto questo, grazie all'aiuto di alcuni consulenti e lettori professionisti (molti dei quali lavorano presso importanti editori, altri invece presso editori seri) ho creato un comitato di lettura testi inediti che porterà a breve alla pubblicazione di un paio titoli interessanti (titoli che sapranno parlare da sé, senza l'aiuto di Blogolo). 
 
Perché Blogolo sceglie l’anonimato dei suoi redattori?
 
L'anonimato è una componente essenziale del blog per diverse ragioni. Per prima cosa in questo modo riesco ogni volta a strutturare un confronto aperto e alla pari con gli amici, anche quelli più timidi, che mi seguono evitando il disagio che a volte i palazzi dell'editoria creano. Tramite l'anonimato, inoltre, è possibile mettere al centro i contenuti del blog eliminando tutta una serie di preconcetti, permettendo così confronti più aperti e "veri". C'è da aggiungere che si tratta anche di una piccola provocazione che vorrebbe evidenziare come, in una società basata sull'apparenza, si possa comunque costruire qualcosa senza apparire, senza essere assolutamente il centro di questo qualcosa. Direi infine che si tratta anche di un modo come un altro per tenere a bada il mio ego, un piccolo esercizio di meditazione zen.
 
Secondo i dati ISTAT, in Italia si legge poco rispetto agli altri Paesi europei: secondo Blogolo da dove deriva questo problema? Quali strategie potrebbero aiutare a promuovere una cultura del libro in Italia?

...

[continua a leggere qui] 

mercoledì 6 giugno 2012

Blogolo e Giulio Laurenti : due chiacchiere su Suerte (Einaudi Stile Libero) , Ilan Fernandez e DePutaMadre

Questa volta ho intervistato Giulio Laurenti, per parlarci un po' del suo romanzo Suerte (Einaudi Stile Libero), libro vivamente consigliato. Vi lascio subito all'intervista! 

“Suerte” non è una storia di redenzione, piuttosto si tratta di una resurrezione. Prendiamo in prestito le parole del libro per introdurre il romanzo. “Suerte” è la vita, anzi, varrebbe la pena dire le vite, di Ilan Fernandez. Ripercorre la parabola di quello che a soli vent’anni era arrivato a essere il maggiore narcotrafficante d’Europa. Quello che in Sud America era forse il ben più noto Pablo Escobar, Ilan lo era per il vecchio continente. Un’ascesa che ha inizio subito dopo l’infanzia e che si conclude con uno spettacolare arresto a Barcellona. Poi il carcere. E infine la resurrezione. La moda. Il marchio “DePutaMadre”. Un presente da stilista. Il tutto raccontato con uno stile narrativo impeccabile, capace di tenere il lettore attaccato al libro dall’inizio alla fine. Un libro biografico. Ma se non fosse stato esplicitamente ammesso, in molti avrebbero potuto credere di trovarsi davanti ad un’opera di fantasia, tali sono gli eccessi e i fatti narrati. Di questo parliamo con l’autore, Giulio Laurenti. 

Giulio, innanzitutto da dove nasce l’idea di questo libro? 

L’idea è nata da Ilan. Stava trattando con un produttore cinematografico americano e si era inventato lì per lì che uno scrittore stava già scrivendo la sua vita…. e quello ero io. 

Come è stato l’approccio con Ilan Fernandez e come è stato scrivere la sua biografia?

Con Ilan c’è stato subito un rapporto di pancia… mi sono calato per nove mesi dentro di lui… per quello che era possibile… e ho scritto. Nove mesi dove mi sono sentito spossessato della mia interiorità e occupato da ciò che percepivo di lui.

Una cosa che colpisce è come le strategie e le tecniche che Pablo applicava al narcotraffico, nella sua seconda vita, Ilan Fernandez le applichi al mondo della moda. Dal controllo del territorio fino alle risposte che venivano dal mercato. 

Suerte racconta soprattutto i meccanismi del mercato, il perseguimento del profitto. In Germania il libro è stato addirittura recensito da un giornale economico come manuale per manager.

 Più volte nel racconto si intuisce come i narcos e il narcotraffico siano parte del sistema economico. Dagli occhi chiusi dei Governi, alle banche che cercavano i soldi che questi possedevano, fino agli avvocati che in un certo senso “riciclavano” il loro denaro. 

Quando presento in giro “Suerte” capita spesso che qualcuno si alzi a spiegare come il protagonista del romanzo sia un cattivo esempio. Ma la letteratura non racconta esempi, mostra psicologie e meccanismi sociali. Ilan, nel libro, svela come il crimine sia solo parte del problema, la parte più consistente del quale è il mondo della finanza. Il bisogno di accumulare ricchezza nel modo più veloce possibile. 

Pablo, Ilan Fernandez, era un narcotrafficante atipico. Come racconta lui stesso nel libro, governava uomini, non regni, e la mobilità era una sua caratteristica irrinunciabile. Sta qui il segreto del suo successo come narcos? 

Può darsi. Il cupo successo di un giovanissimo narcos ha potuto realizzarsi grazie alla grande intelligenza del protagonista e nel suo sogno di fuga da un territorio violento. L’essere figlio inconsapevole della diaspora ebraica in un paese cattolico lo ha reso atipico. La rabbia di classe si trasformò in lui nel sogno di trovare una via di fuga e non nella smania di potere e dominio. Poi, pagato il suo debito con la legge, questa rabbia è scemata e si è trasformata in talento di stilista.

Un altro tratto che accomuna il protagonista nella sua doppia vita da narcos prima e stilista poi è il non riuscire a staccare la spina. A tal proposito c’è un capitolo nel libro che è emblematico. 

Lasciamo al lettore il piacere di scoprire quale è. Certamente un imprenditore della moda ha in comune con un giovanissimo narcos la smania di mettersi alla prova, di realizzare se stesso nel campo nel quale si trova ad operare. L’homo faber come i due volti di Giano. 

Nel libro ad un tratto si parla anche di paura. Di cosa ha paura un ex narcos? 

Una persona che cresce in un mondo violento, dove la morte è cosa di tutti i giorni, spesso ha paura solo dell’irrimediabilità dei fatti. Nel caso specifico di “suerte” che la vita precedente possa avere ricadute nella vita presente.

In tutto il corso del romanzo c’è una presenza costante, un filo conduttore fatto di saggezza popolare. Ci riferiamo a Nonno Jack. 

Sì, è la figura mitica che Ilan ha avuto effettivamente. Mi domandavo dove avesse trovato l’acume per non finire stritolato a soli 13 anni nel mattatoio colombiano e lui mi ha parlato di Nonno Jack. Le frasi del romanzo sono mie, ma lo spirito è di Nonno Jack o di Ilan, se si preferisce. 

Chiudiamo con una curiosità. Il film sulla vita di Ilan Fernandez si farà? 

Il libro è stato opzionato dalla Indiana Production e dovrebbe essere una produzione Italo-americana. Incrociamo le dita. 
 

lunedì 7 maggio 2012

Nuova intervista a Meridiano Zero

Oggi pubblico una nuova intervista a Meridiano Zero. In casa editrice ci sono state molte novità nell'ultimo periodo e Mariana Califano, dell'ufficio stampa, mi ha aiutato a capire i cambiamenti.

- Odoya ha deciso di acquisire Meridiano Zero. Come mai questa scelta? Che obiettivi vi siete prefissati?

Odoya Srl. ha deciso di acquisire Meridiano Zero perché ha rappresentato un esempio d’innovazione e scoperta, e ha contribuito a delineare le coordinate di alcuni generi che hanno trovato il favore del pubblico e della critica nel panorama editoriale italiano degli ultimi 14 anni. L’intenzione del nuovo direttore editoriale, Marco De Simoni, è quella di rinnovare il marchio, mantenendone però inalterato lo spirito e il coraggio che hanno mosso il fondatore e lo hanno spinto a scommettere su nomi come David Peace, Derek Raymond, David Ambrose, Huges Pagan, James Leee Burke, Christopher Brookmyre, David Masen, Jason Starr e René Frégny, tra gli altri.

- Cosa cambierà per i fan di Meridiano Zero? Rimarrete fedeli al "nero" o aprirete il catalogo anche ad altri generi?

Una nuova grafica accompagna le scelte editoriali, che forti di un catalogo ormai consolidato, muoveranno lo sguardo verso territori inesplorati, perché come scriveva George Bataille, “...Nelle zone selvagge ci si avventura senza carta geografica, né passaporto”. Perciò allargheremmo i nostri orizzonti verso nuovi mercati e nuovi territori: Latinoamerica e Spagna, Russia, Nordeuropa, Asia, Sudafrica, Oceania, conservando però l’approccio iniziale che ha dato voce ad anglofoni e francofoni.
Allo stesso modo vogliamo oltrepassare il confine che separa la narrativa di genere dalla narrativa letteraria. Ci sembra necessario fare un passo in avanti rispetto agli anni Novanta e al primo decennio del nuovo secolo, per trovare le coordinate narrative in grado  di raccontare il presente attraverso il passato e il futuro. Non solo noir, quindi, ma anche un’esplorazione a trecentosessanta gradi di narrazioni meticce, di ucronie, fantastico, what if, fantascienza e letteratura tout court.
Per questo ci proponiamo anche di riscoprire alcuni titoli spazzati via dalle mode narrative, classici di varia provenienza e autori destinati a diventare classici contemporanei. Infine, daremo spazio alle voci più interessanti e oblique del panorama letterario italiano. L’intenzione insomma è quella di costruire un catalogo eterogeneo, ma guidato da un file rouge che trovi nella qualità e nella passione per il nostro mestiere il suo epicentro.

- Come è composta la Redazione? Come lavorate?

Il nostro comitato editoriale è composto da Marco De Simoni (direttore editoriale), Caterina Ciccotti (caporedattore), Jadel Andreetto (editor), Marco Vicentini (editor) e Mariana Califano (ufficio stampa); mentre la redazione conta sul lavoro attento di Rossella Russo, Anna Scopano e Marianna Tosciri. L'impianto grafico è stato studiato e realizzato dal colettivo Meat e l'impaginazione e la grafica del testi è di Nicolas Campagnari. Inoltre contiamo sul supporto di Valerio Manieri per quanto riguarda l'amministrazione.

- Ci parli un po' della nuova veste grafica?

Il collettivo grafico MEAT (http://www.tastemeat.com/) ha pensato assieme a noi un progetto innovativo e raffinato in grado di fare del libro anche un oggetto da collezione. La nuova veste rispecchia lo spirito con cui Meridiano Zero affronterà la sfida editoriale che si trova di fronte. A cavallo tra classico e innovazione, rigore e un pizzico di follia il nuovo progetto intende richiamare l'attenzione di un pubblico ampio, presentando i romanzi in una veste del tutto originale e innovativa, legata a quella corrente di pensiero che considera il libro un oggetto oltre che un veicolo di contenuti. Le copertine saranno tutte realizzate su cartoncino opaco martellato. Le novità e i recuperi della narrativa contemporanea varieranno colore (nero, viola, rosso, arancione, ecc.), mentre le proposte legate ai classici della letteratura (come Le straordinarie avventure di julio Juarenito di Il'Ja Erenburg in uscita a fine giugno - inizio luglio) sono color cartoncino o tabacco. Il numero di serie del volume si trova sulla costa del libro, mentre il titolo è sbandato in diagonale sulla copertina e la quarta permette di avere qualche notizia sul contenuto e sull'autore. Con il nuovo progetto editoriale le pubblicazioni verranno numerate  a partire dal numero 1, che corrisponde al perturbante romanzo di Iain Banks, La fabrica delle vespe.

- Continuerete a dare spazio agli autori italiani esordienti?

Non abbiamo escluso questa possibilità, ma per il momento è rimandata, anche perché abbiamo ereditato una mole di testi e di proposte di autori italiani che piano piano stiamo valutando.

- Se sì, che modo avete scelto di muovervi per lo scouting?

Molto probabilmente, quando valuteremo la possibilità di ricominciare a pubblicare autori esordienti, utilizzeremo tutti i canali a disposizione.

- Ci parli un po' dei primi titoli che avete lanciato?

I primi due titoli, in uscita i primi di maggio, sono due riscoperte: La fabbrica delle vespe di Iain Banks e Il viaggio immobile di Jean Vautrin.

Meridiano Zero riscopre il romanzo culto di Iain Banks, capostipite di un’intera generazione di libri che hanno fatto dell’esplorazione degli abissi umani una cifra stilistica, del perturbante un imperativo poetico e dello scandaglio tra le limacciose acque dell’inconscio un’estetica. Molti scrittori hanno seguito le orme di Banks, ma in pochi sono riusciti a eguagliarne la potenza sotterranea e subliminale. Uscito nel 1984, il primo romanzo di Banks fece scalpore nel Regno Unito, suscitando scandalo e polemiche fino a scatenare una vera sollevazione di stampo puritano. I detrattori in realtà non si accorsero che in qualche modo parlava delle loro paure. Ben prima dell’effimera ondata pulp degli anni Novanta, Banks aveva messo in scena una memorabile creatura letteraria a metà strada tra orrore e ingenua meraviglia: Frank Cauldhame. Tradotto da Alessandra Di Luzio e pubblicato per la prima volta 1996 da Phoenix/Fanucci  - per poi essere ristampato nel 2000 e nel 2001 -, The wasp factory  ha dimostrato di suscitare un interesse che non si attenua nonostante il passare degli anni. La nuova versione di Meridiano Zero, rivista dalla Di Luzio, è arricchita da una postfazione in cui la traduttrice riflette sulla narrativa di genere e sulla narrativa che si è occupata delle tematiche relative al genere nella letteratura inglese del secondo dopoguerra. Riflette anche sulle difficoltà della traduzione di un romanzo come questo, in cui il finale è in grado di gettare nuova luce su tutto quello che è stato narrato nelle pagine precedenti.
La seconda pubblicazione è la raccolta di racconti Un viaggio Immobile, di Jean Vautrin (pubblicato da Feltrinelli nel 1998 con il titolo originale Baby Boom). Tredici racconti sul filo del rasoio che hanno come protagonisti personaggi sradicati, grotteschi o ai margini dell’amore, in billico tra follia e ragione. Nell'anno dell'ottantesimo compleanno del celebre regista, sceneggiatore e scrittore francese, Meridiano Zero ha deciso di riproporre al pubblico l'opera con la quale Vautrin vinse per la prima volta il premio Goncourt.
Poi arriveranno le novità:  i primi di giugno uscirà Il giaguaro rosso di Kent Harrington (tra Graham Greene e Joseph Conrad) e il nuovo e provocatoriamente ironico romanzo di Gugliemo Pispisa, Il cristo ricaricabile.

venerdì 13 aprile 2012

Intervista a Marilù Oliva: Esordi, agenti letterari e molto altro

Per prima cosa grazie mille per la tua disponibiltà. E' un piacere poter chiacchierare con te.
Allora, Marilù Oliva, insegnante di salsa, autista di autobus, impiegata, poi hai frequentato alcune redazioni e ora insegni lettere e scrivi. Tra i tuoi romanzi ci sono: "Repetita" (Perdisa Pop), "Fuego" e "Tu la pagaràs" (entrambi Elliot edizioni).


Come ti trovi con Elliot?
Mi trovo molto bene, sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista umano. Sono un gruppo di persone serie e competenti, seguono con passione ogni aspetto del libro e dell'autore. Ho la fortuna di lavorare con grandi nomi dell'editoria, come Simone Caltabellota e Loretta Santini, e di sentirmi quasi in famiglia.



 
Tu hai un blog molto seguito, libroguerriero.wordpress.com. Ti piace avere un rapporto diretto con il tuo pubblico o il blog nasce per un'esigenza diversa?
Il blog non nasce come canale diretto per il pubblico, ciò non toglie che mi piaccia molto comunicare coi lettori. Il blog nasce piuttosto come idea di divulgazione di una letteratura guerriera appunto: che brucia, che scuote, che sovverte. Proprio con quest'intenzione nascono le mie recensioni e le interviste, sfacciate come quelle delle Iene televisive, con domande che spaziano dalle ragioni dell'arte alle futilità.

Cosa pensi degli agenti letterari? 

Penso che siano fondamentali, ma è importante che siano agenti seri e che non chiedano parcelle troppo elevate per la lettura dei manoscritti e la formulazione della scheda-libro.

Qualche consiglio a chi vorrebbe pubblicare il suo primo romanzo. Come si valuta la qualità di un proprio scritto, a tuo avviso?
Non esiste una formula, è difficilissimo autovalutarsi, soprattutto all'inizio. Diciamo che la qualità si può affinare se si è grandi lettori. Potrebbe anche servire frequentare una scuola di scrittura, ma non è detto. Col tempo si tende a migliorare la tecnica e a capire cosa non va, quali parti sono in eccesso, come intervenire. Io mi sono sempre appoggiata a dei correttori/lettori esigenti, alcuni anche inflessibili, che per fortuna non hanno mai esitato a segnalarmi una virgola fuori posto. Ora che sono al quarto romanzo mi sento più sicura, ma ritengo di avere ancora parecchio da imparare. Posso concludere dicendo che, oggi, quando uno scritto è pronto, sento che "funziona", sento l'alchimia. Ma, prima di arrivarci, quando dei passaggi non mi convincono, ci torno sopra finché non sono soddisfatta.

E come si arriva a proporlo a un editore adeguato?
Quando ero aspirante, pensavo che gli editori fossero strani, per non dire maleducati: non mi consideravano, non rispondevano alle e-mail. Poi ho capito perché: sono subissati da manoscritti (molti dei quali brutti e inutili) e se li leggessero interamente e rispondessero a tutti i mittenti, non avrebbero più tempo per seguire nemmeno un libro. Perché la pubblicazione è un'operazione complessa che va dalla revisione del testo alle scelte grafiche, alle decisioni di marketing, al rapporto coi media e con gli autori. Il lavoro editoriale è un'arte, richiede tempo, intuizione, pazienza e molto altro. Ciò non toglie che in questo sistema debbano essere contemplati anche i manoscritti degli aspiranti. Alcune case editrici li leggono, ma ne stampano una percentuale irrilevante rispetto alle pubblicazioni annuali. Ragion per cui, io mi appoggerei a un agente.

So che stai preparando un nuovo lavoro, a breve dovrebbe essere in uscita. Puoi dirci qualcosina in più? Ha sempre a che fare con La Guerrera?
Sì, è la terza puntata della Trilogia della Guerrera. Parlo di Trilogia perché è stata ideata come progetto unitario, ma ogni libro è fruibile singolarmente, anche senza aver letto gli altri due. Nel primo - Tu la pagaràs! - mi concentravo sulla vendetta e sugli aspetti più meschini dell'indole umana. Nel secondo - Fuego - il filo conduttore era il fuoco, con tutte le sue accezioni alchemiche e fisiche, mentre in questo terzo romanzo - Mala Suerte - il tema sarà la Fortuna e la Sfortuna. Il lettore si chiederà, insieme alla Guerrera: alla fine, esiste il Destino? E la risposta che ciascuno si darà forse non sarà così scontata...


www.carmillaonline.com

venerdì 18 febbraio 2011

LibriBlog intervista Blogolonelbuio

Blogolonelbuio intervistato (qui) dagli amici di LibriBlog  (che ringrazio molto).

mercoledì 26 gennaio 2011

Blogolonelbuio intervista Sul Romanzo

Oggi sono davvero contento di poter inserire qui su Blogolonelbuio questa bella intervista rilasciatami qualche giorno fa da Morgan Palmas, fondatore del blog Sul Romanzo.
Sul Romanzo credo non abbia bisogno di presentazioni per gli amici di Blogolo, dato che si tratta a mio avviso del blog letterario più attivo in Italia. Oggi il blog ha però subito una radicale trasformazione e Morgan ci spiega di cosa si tratta.



Visto che spesso qui su Blogolo si parla di esordi sarebbe bello conoscere l'esordio di Sul Romanzo, da cosa è nata l'idea, come è stata messa in pratica e quali erano le aspettative iniziali?
L’idea nella sua forma iniziale ha visto la luce nell’aprile del 2009 come mio blog personale, in realtà il progetto era nato alcuni anni prima, precisamente nel 2002, quando vivevo a Firenze, dove, fra sogni strampalati e slanci giovanili e precarietà esistenziale, desideravo fondare un gruppo letterario. Di sicuro frequentare con costanza gli eventi culturali della città, in particolare l’ambiente delle Giubbe Rosse di cui ancora conservo un bellissimo ricordo, aveva avuto una certa influenza sulle mie scelte successive. Fondai il gruppo – un’aggregazione di giovani amanti della letteratura –, ma non riuscii a far nascere una rivista e un sito come desideravo. A distanza di tempo ci sono riuscito, poi in pochi mesi una concatenazione di energie ha portato nuove idee e progetti. Ho conosciuto collaboratori dotati di intraprendenza e desiderio di mettersi in discussione attraverso la scrittura. Quindi le aspettative erano generose e spensierate, ciononostante nulla poteva far presagire un’evoluzione simile se osservo il presente.

Com'è stata inizialmente l'accoglienza dei lettori?
Tutto cominciò con una sfida: provare a scrivere un romanzo in cento giorni, poi divenuto un libro grazie alla casa editrice torinese Marco Valerio. Postavo ogni giorno una “lezione”, tentando di accompagnare chi aveva accettato la sfida su un sentiero che pensavo potesse in qualche modo aiutare il processo di scrittura e allontanare la paura del foglio bianco. Numerosi parteciparono e mi stupivano di continuo le mail che ricevevo, partecipate e talvolta toccanti per l’intensità delle confidenze. Perciò l’accoglienza è stata fin da subito calorosa, se mi si concede tale termine.

Oggi Sul Romanzo ha subito una trasformazione radicale non solo nella veste grafica ma anche negli intenti, mi pare di capire. Mi spieghi bene quali sono gli obiettivi che vi siete posti, quali i servizi offerti e a chi vi rivolgete (se vi rivolgete a qualche categoria in particolare)? Come è stato accolto il cambiamento?
Gli obiettivi sono nutrire un progetto che profuma ancora per fortuna di fresco, di voglia di provarci, di scrivere per passione e di condividere quanto si pensa d’un autore o d’un libro o d’un argomento letterario; e sono anche l’insana convinzione che dietro alle supposte o vere consorterie editoriali si possa mostrare qualcosa di sé, alla ricerca di opportunità e di contatti che aprano prospettive nuove e stimoli irrinunciabili all’interno del mondo della letteratura.
I servizi offerti – per i quali rimando alle sezioni del sito per i dettagli – vanno dall’editoria, al web, agli eventi, ognuno con microsettori. Ci rivolgiamo agli scrittori, alle case editrici e a tutti gli addetti ai lavori nel caso dell’agenzia letteraria, nel caso invece del blog e della webzine a coloro che amano la lettura e la letteratura.
Il cambiamento è stato accolto con stima, che riconosciamo nelle tante mail che ci arrivano ogni settimana, nei rapporti di fiducia che nel tempo si consolidano e nella curiosità che stiamo provocando, dato che non pochi ci chiedono interviste per esempio, un elemento che non trascurerei.

Tra le novità più evidenti che emergono dalla trasformazione di Sul Romanzo c'è la creazione di una vera e propria agenzia letteraria. Come puoi ben immaginare per i lettori di Blogolonelbuio si tratta di un argomento piuttosto interessante. Ti va di parlamene più in dettaglio? Come funziona la valutazione dei manoscritti? Che costo ha il servizio? Immagino abbiate messo in piedi canali privilegiati con diversi editori, ti va di fare qualche nome? Avete già scovato qualche titolo interessante?

L’agenzia letteraria confluisce nel progetto per consentire uno sviluppo ulteriore di Sul Romanzo. Si sono riunite persone e competenze per fornire ai clienti servizi professionali che possano nel tempo essere apprezzati per la serietà e la qualità. La valutazione dei manoscritti segue due strade: una scheda valutativa appunto o una rappresentanza, sono modalità diverse e non una propedeutica all’altra, dipende dalle necessità. I prezzi sono ben esplicitati nelle singole sezioni del sito, abbiamo cercato di stare sul mercato con prezzi vantaggiosi e consapevoli al medesimo tempo che più professionalità significa più costi per l’agenzia. Poi c’è chi fornisce i medesimi servizi a metà prezzo, ma ci si chiede con serietà come si possa rispettare il cliente prendendolo in giro. Ma comprendo che siamo nel libero mercato, e va benissimo così.
Sì, abbiamo canali preferenziali, quasi una ventina per la precisione, case editrici piccole, medie e grandi. I nomi li faremo appena avremo pubblicazioni eseguite, mi sembra corretto parlare con i fatti su questo, non con le potenzialità.
Titoli interessanti? Uno mi sembra che abbia ottime carte da giocare.

Più in generale, chi sono i tuoi collaboratori? Come funziona il lavoro di redazione? In che modo vi coordinate?

I miei collaboratori sono persone già legate precedentemente alle attività di Sul Romanzo e alcuni esterni. Il lavoro di redazione finora è stato sempre verticistico, di cui io rappresento la punta della piramide organizzativa. Grazie a una miriade di contatti continui stiamo cercando di costruire una struttura più consona a una piccola attività che sta diventando un progetto con diverse anime, quindi con più ruoli e responsabilità. Una cosa è fidarsi umanamente e senza troppi pensieri d’una persona, un’altra cosa è fidarsi aggiungendo ragioni economiche, organizzative, professionali, un terreno su cui è necessario considerare altri elementi, a volte con severità, senza farsi prendere da schemi troppo bonari, e pensando al futuro di Sul Romanzo, al suo bene, alla sua potenzialità che può e deve essere ricercata con passione e impegno.

Progetti futuri? Dobbiamo aspettarci altre novità?

Se guardo il presente mi sento di dire che la soddisfazione sta crescendo, vi sono certamente aspetti da migliorare, errori da comprendere e fiducia mal ripagata da accettare in qualche caso, ma questo mi sprona, ci sprona, mi e ci permette di considerare Sul Romanzo un’attività sulla quale investire parte del proprio tempo libero con speranza. Vi sono progetti futuri, alcuni diventeranno realtà nei prossimi mesi, intanto ci concentriamo su quanto abbiamo di fronte agli occhi, già siamo contenti.

giovedì 13 gennaio 2011

Intervista a Sandrone Dazieri - "Esordite da soli e poi cercatevi un agente"

Come promesso inserisco l'intervista fatta pochi giorni fa a Sandrone Dazieri. Scrittore, sceneggiatore, consulente editoriale, Sandro è da sempre vicino ai giovani scrittori e risulta dunque molto importante, per me, la sua presenza attiva in questo piccolo Blogolo.

 
Allora, Blogolo si occupa in modo particolare di esordi e di esordienti, vorrei dunque chiederti di parlarmi un po' dei tuoi inizi, se non erro l'editore del tuo primo romanzo dovrebbe essere Castelvecchi, giusto? Come l'hai convinto a pubblicarti? Credi che il percorso da te intrapreso sia percorribile ancora oggi?

Allora. Quello di Castelvecchi era un saggio sull'underground italiano, Italia Overground. Non fui io a proporlo a Castelvecchi, ma fu uno dei collaboratori di Castelvecchi a propormelo, Sergio Bianchi. Me lo propose perché sapeva che ero un attivista dei centri sociali e che qualche volta il Manifesto ospitava i miei interventi sull'argomento e sulla narativa di genere. Ai tempi, la controcultura aveva forti connessioni con la fantascienza, anche se oggi può stupire. Si parlava delle possibilità delle reti, si discuteva di cyberpunk, un collettivo bolognese prendeva il nome da Transmaniacon, un romanzo di fantascienza di John Shirley. Un paio di anni dopo questo saggio fui contattato da Valerio Evangelisti per pubblicare un racconto in un'antologia dedicata al fantastico, dal titolo Tutti i denti del mostro sono perfetti. La sua idea era quella di affiancare a scrittori professionisti anche dilettanti che però avessero una certa passione per il genere e che lo prendessero, diciamo così, da un'angolazione "alternativa". L'antologia fu pubblicata da Mondadori. Entrai in contatto con Mondadori, cui proposi il mio primo romanzo, Attenti al Gorilla, che è uscito per il Giallo Mondadori. Il Giallo Mondadori, per quanto prestigioso, va ricordato che non è una collana da libreria, ma da edicola. Un periodico. L'approccio vero e proprio alla libreria l'ho avuto solo due anni dopo, quando il giallo è stato ripubblicato negli Oscar perché aveva avuto un buon successo di critica, anche se non di vendite. Questi i miei esordi, quindi, e credo che il percorso da me fatto sia quello ancora preferibile per tutti gli esordienti. Ovvero approfondire le proprie passioni e cominciare dal piccolo. Non sono partito proponendo un romanzo a una major, sono partito scrivendo articoli, poi pubblicando qualcosa di molto personale con una piccola casa editrice di qualità, poi provando con un racconto... Insomma, ho fatto una gavetta lunga, alla quale vanno aggiunti sei anni circa come correttore di bozze per riviste televisive che mi hanno dato le basi della punteggiatura e della grammatica.

Una delle idee per cui nasce Blogolonelbuio è quella di offrire uno spazio ai nuovi scrittori italiani (bravi!) che ronzano attorno ai circuiti indipendenti. Tu che impressione hai di questa nuova generazione di scrittori? Ne segui qualcuno in particolare? Da talent scout ne hai lanciato qualcuno?

Sto aspettando qualcosa che davvero mi stupisca tra le nuovissime leve del noir, che mi sembrano un po' adagiate su modelli classici o derivativi, mentre nell'horror e nel fantastico in generale sto leggendo cose interessanti. Non faccio nomi perché mi sono dato la regola di non recensire mai libri altrui, proprio perché collaboro con case editrici e conosco un sacco di scrittori, e passerei per poco obiettivo. Di solito parlo solo di autori che pubblico direttamente, specificando che, appunto, li sto pubblicando io, quindi quello che dico va preso con beneficio di inventario. Ovviamente a me sono piaciuti, ma nessuno può credere che io sia neutro nei loro confronti. Di autori ne ho lanciati molti in varie collane, anche per ragazzi e giovani adulti. Non faccio nomi perché rischio di dimenticarne qualcuno e poi perché il lavoro dell'editor è qualcosa che giustamente deve stare dietro le quinte.

Hai lavorato per molto tempo nella redazione Mondadori (hai diretto i Gialli e la collana ragazzi). Come si lavora all'interno di una casa editrice così grande? Come si svolgevano la tue giornate?

I Ragazzi non sono una collana ma una divisione della Mondadori ed è stato il lavoro più di responsabilità che ho avuto in ambito editoriale. Le giornate di un editore sono infinite, nel senso che ti porti il lavoro a casa e nei weekend. Comunque, la giornata tipica era quella di andare in ufficio la mattina e uscirne la sera, leggendo manoscritti (la parte minore del lavoro), scrivendo quarte di copertina, decidendo uscite, discutendo con i grafici per le copertine, parlando con traduttori, revisori, uomini marketing, altri direttori... E' un lavoro di squadra. Ma la parte più importante era quella del rapporto con gli autori, che giustamente vedono nel direttore il punto di riferimento. Parli di progetti nuovi, gli racconti come vanno le vendite, li presenti...

Oggi hai scelto di essere scrittore a tempo pieno. E' dunque possibile in Italia vivere dignitosamente con i proventi della propria scrittura?


Dipende dove si colloca il tuo livello di dignitoso e quanto vendi. Io campo soprattutto di scrittura, ma non solo di romanzi. Scrivo per il cinema e per la televisione. Poi mantengo una collaborazione con Mondadori, come editor esterno. Ma i calcoli si fanno presto. Un autore riceve mediamente da uno a due euro per copia di romanzo venduto (in hard cover, la metà o anche meno nel paperback). Con diecimila copie ha quindi l'equivalente del salario di un operaio senza contributi, con 20 mila quelle di un operaio specializzato più contributi, con trentamila di un quadro... Lo svantaggio è che non hai sicurezze: se non vendi non mangi. Il vantaggio è che non hai padroni e ti puoi alzare senza mettere la sveglia. Teoricamente, perché quasi tutti i colleghi che conosco lavorano come dei muli.

Hai un agente che ti rappresenta? Cosa pensi delle agenzie letterarie?


Sì, l'agenzia letteraria Grandi e Associati, poi l'Avvocato Minutillo per il cinema e la televisione. Le agenzie letterarie per un professionista sono fondamentali, per gestire il rapporto con gli editori, che sono quelli che comprano il tuo lavoro, per sostenerti quando sei in crisi (ma qui dipende dai rapporti), per farti pagare eccetera. Per un esordiente sono per lo più una perdita di tempo. O meglio. Se l'esordiente ha scritto un capolavoro, l'agente può strappare un buon prezzo, ma per capirlo l'agente deve leggerlo, e per leggerlo deve avere il tempo e normalmente il tempo lo trova se pensa che non lo sta sprecando. E' un gatto che si morde la coda, ma il tempo non è espandibile a piacimento. Io ho preso un agente solo dopo aver pubblicato il primo romanzo e con una proposta per un secondo. Consiglio di fare così: esordire da soli e poi farsi rappresentare.

Mi parli un po' di La bellezza è un malinteso, il tuo ultimo libro (Strade Blu - Mondadori). 


E' l'ultimo romanzo della serie del Gorilla. E' invecchiato con me, ha fatto tutto quello che doveva fare e doveva chiudere il suo ciclo. Come dico sempre, la serie del Gorilla non è una serie, ma un unico romanzo diviso a puntate, con il sapore che varia dall'allegro scanzonato del primo al dramma dell'ultimo. Che parla del furto di un'opera d'arte di Damien Hirst e della scia di sangue che ne consegue. Con la Bellezza volevo violare l'ultima regola del giallo che mi rimaneva da violare: la regola numero uno. Quella che dice: un giallo ruota attorno a un omicidio. Il mio giallo ruota attorno a un suicidio, che sin dall'inizio sai che è un suicidio. Il primo morto ammazzato arriva a metà, e solo perché dovevo per forza mettercelo, altrimenti lo avrei evitato. Molti lettori sono rimasti sconcertati dalla scelta, ed era quello che volevo. Il giallo con l'investigatore che si sveglia la mattina e va a risolvere un caso non mi ha mai interessato molto. Comunque sono contento perché il Gorilla, per lo meno, ha chiuso in Bellezza (ehm ehm, la vera ragione del titolo). Adesso rimane dentro di me e io dentro di lui.

Progetti futuri?


Il nuovo romanzo che sto scrivendo, e che spero di pubblicare a fine anno. Un paio di serie televisive che sto scrivendo. Per rimanere aggiornati consiglio di fare sempre un giro sul mio blog: http://sandronedazieri.nova100.ilsole24ore.com/



Grazie mille Sandro per la tua disponibilità.

mercoledì 24 novembre 2010

Intervista a Jacopo De Michelis, responsabile narrativa Marsilio (Rcs)

Oggi inserisco un'interessante chiacchierata con Jacopo De Michelis, caro amico di Blogolo nel buio e responsabile della narrativa Marsilio.  Con lui ho parlato di J.A.S.T. (la prima fiction tv su carta), degli autori emergenti, dei meccanismi interni alla redazione, del mercato editoriale italiano e di molto altro ancora. Beh, insomma, una intervista che a mio avviso vale davvero la pena leggere.

Ciao Jacopo, e grazie per aver accettato questa intervista. Per prima cosa vorrei mi parlassi di J.A.S.T. visto che anche Blogolo nel buio ha partecipato al Blog Tour. Di chi è stata l'idea e come sta andando?


Lo spunto iniziale di J.A.S.T. – che è un romanzo che si propone come la prima fiction TV su carta – è stata di Simone Sarasso, che ha poi coinvolto nella scrittura Lorenza Ghinelli e Daniele Rudoni. Data la natura innovativa dell’operazione letteraria abbiamo deciso di promuoverla in modo nuovo, con un booktrailer – peraltro splendido – e il primo blog tour che si sia mai svolto in Italia. Per queste iniziative il colpevole sono io, e devo dire che siamo piuttosto soddisfatti dei risultati (così come era accaduto per i booktrailer, che siamo stati i primi a importare in Italia e che ora molti editori utilizzano per la promozione online, anche l’idea del blog tour è già stata ripresa dalla concorrenza).

Tu in Marsilio ti occupi prevalentemente di narrativa e sei in generale tra gli editor più innovativi e più interessati alla scoperta di nuove voci. Mi dici come funziona la selezione dei testi e in particolare che tipo di manoscritti cercate in questo momento?


Per la precisione, io in Marsilio sono il responsabile dell’intera area della narrativa, che comprende tre settori, narrativa italiana, narrativa straniera e testimonianze. Per ognuno di tali settori c’è oggi in Marsilio un editor di riferimento che lavora con me.
Quanto alla selezione, noi della redazione della narrativa ci dividiamo i testi e leggiamo – o almeno cerchiamo, data la mole di dattiloscritti che ci arriva settimanalmente – tutte le proposte che ci arrivano per le vie più diverse, discutiamo di quelle che ci paiono più interessanti e se necessario qualcun altro le legge per avere un secondo e magari anche un terzo parere. Ne ridiscutiamo e se siamo convinti portiamo la proposta in comitato editoriale, dove se ne discute ancora e la proposta viene approvata o respinta. Come si vede, un iter lungo e faticoso.
Cosa cerchiamo? Cerchiamo testi che per un motivo o per l’altro entusiasmino noi per primi, perché se non suscitano una reazione forte e vera in noi è difficile che possano farlo coi lettori una volta in libreria.

Avete rapporti con agenzie letterarie (se sì quali)? E in generale come vedi il ruolo dell'agente in Italia?


Abbiamo rapporti, più o meno stretti e continui, con la maggior parte delle agenzie che operano in Italia, ma mai chiedere a un editore un giudizio sugli agenti letterari! A parte gli scherzi, gli agenti svolgono un lavoro di intermediazione tra l’autore e la casa editrice che può essere davvero utile e proficuo per tutti, anche se io confesso che trovo spesso gli agenti un po’ troppo concentrati sulle questioni economico-contrattuali, e meno su tutta una serie di altri aspetti almeno altrettanto importanti, riguardo ai quali potrebbero svolgere invece una funzione positiva.

Credi che un autore possa mettersi in luce pubblicando racconti su riviste e blog? Che consigli daresti a uno scrittore emergente?


Non solo può, ma questo già accade. Io sono appena tornato dal festival Scrittorincittà di Cuneo, dove ho partecipato a Esor-dire, una iniziativa che mette a confronto alcuni autori in attesa dell’esordio con alcuni editor di case editrici, e a segnalare i candidati tra cui gli organizzatori scelgono gli aspiranti scrittori invitati sono anche siti letterari e webzine.
Il consiglio che posso dare è di approfittare di ogni occasione per mettere alla prova la propria scrittura e ricevere feedback (riviste cartacee e online, premi e concorsi ecc.). E di sforzarsi di non essere indulgenti con se stessi. Se quello che scrivono viene rifiutato, c’è una possibilità su un milione che siano geni incompresi, ma 999.999 che effettivamente ci sia qualcosa che non funziona in quello che hanno scritto.

Quante copie vende in media un libro Marsilio e che tipo di investimento viene fatto su ogni titolo?


Oggi possiamo dire: da 0 a un milione e mezzo (la cifra approssimativa venduta finora da “Uomini che odiano le donne” nelle varie edizioni in cui l’abbiamo pubblicato)! Questo per dire che non c’è una media, ogni libro fa storia a sé e la forbice entro cui possono oscillare gli esiti di mercato di un nostro titolo come si può vedere è amplissima. Ovviamente, anche l’investimento comunicativo e promozionale fatto sui vari titoli varia a seconda della forza commerciale che si ritiene abbiano (anche se in proporzione al fatturato, sicuramente abbiamo fatto sui romanzi di Stieg Larsson un investimento infinitamente minore rispetto alla maggior parte dei nostri libri).


Qui su Blogolo nel buio diversi editori si sono lamentati del «meccanismo delle rese» indicandolo come la causa principale della crisi del sistema editoriale. Tu cosa ne pensi?


E’ una questione estremamente complessa: da una parte le rese costituiscono un grosso problema per una casa editrice, si sono distribuite – e magari anche messe a bilancio – tot copie di un titolo, e qualche mese dopo la maggior parte possono tornare in resa creando problemi gestionali e finanziari non indifferenti. D’altra parte, il meccanismo delle rese permette ai librai di rischiare di ordinare in quantitativi non irrisori anche libri che non abbiano o non abbiano ancora una accertata spendibilità. Il rischio, se i librai dovessero acquistare le copie dai distributori senza diritto di resa, è che continueremmo a vedere sui banchi le pile dei grossi best-seller, ma che ne sparirebbero del tutto gli autori più di nicchia o esordienti, e in generale i titoli dei piccoli editori di qualità.

Quanto tempo resta un titolo Marsilio sugli scaffali delle librerie? Qual è mediamente la percentuale dei resi?


Anche qui non c’è una regola: abbiamo alcuni long-seller la cui vita in libreria sembra eterna (faccio un paio di esempi: “Il silenzio dei vivi” di Elisa Springer, uscito nel 1997, che da allora continuiamo a ristampare almeno una volta all’anno – proprio in questi giorni manderemo in stampa la ventinovesima edizione; oppure “Un canto di Natale” di Dickens – 10 edizioni dal 2001), ma purtroppo in generale la vita dei libri tende drammaticamente ad abbreviarsi. Oggi dopo un solo mese, se non ha dato chiari segni di vitalità dal punto di vista delle vendite, un titolo può rischiare già di essere espulso dalle librerie, per fare posto alle nuove uscite che incalzano. Stiamo avvicinandoci a poco a poco alla situazione del mondo del cinema, dove un film si gioca la maggior parte delle sue chance nel primo week-end di programmazione, e ovviamente la cosa è preoccupante.
I resi variano da collana a collana, in questo momento sono particolarmente bassi per quanto riguarda Le Farfalle, dove pubblichiamo i nostri libri attualmente di maggior successo, e un po’ più alti nelle altre, comunque negli ultimi anni si sono in media ridotti sensibilmente, cosa di cui siamo estremamente soddisfatti.

Che ruolo credi possa avere in Italia lo sviluppo degli ebook?

Gli ebook sono una rivoluzione, e se prendiamo sul serio questo termine – e io sono d’accordo con Gian Arturo Ferrari che dobbiamo farlo, anche se la mia posizione è nel complesso meno pessimistica della sua – questo vuol dire che nei prossimi anni assisteremo a un sovvertimento violento e radicale dell’attuale panorama editoriale, che si lascerà dietro morti e macerie, e che, in tempi difficilmente quantificabili oggi, potrebbe anche vedere la scomparsa dell’editore, almeno nel senso in cui attualmente lo intendiamo. Io penso che presentino grandi rischi, ma anche enormi opportunità per chi saprà coglierle, dimostrandosi capace di evolvere e adattarsi ai cambiamenti in atto.
Difficile prevedere con precisione la direzione in cui si andrà, in Italia siamo ai primi vagiti di questo nuovo mercato e l’impressione è che per ora si proceda al rallentatore, anche se l’imminente sbarco di Amazon potrebbe sconvolgere gli attuali equilibri e imprimere una brusca accelerazione.

Mi dai qualche anticipazione sui prossimi romanzi?


Per quest’anno, di narrativa abbiamo ancora solo un’uscita importante: il secondo romanzo della giallista svedese Camilla Lackberg dopo il fortunatissimo “La principessa di ghiaccio”, che si intitola “Il predicatore”. Anche l’anno prossimo si inaugurerà sotto il segno di Giallosvezia, con l’uscita a gennaio di “La Stella di Strindberg” di Jan Wallentin, un giovane autore di thriller svedese paragonato a Dan Brown, ai vertici delle classifiche in patria e in uscita in 20 paesi. Poi va segnalato almeno “La gente che sta bene”, il secondo romanzo di Federico Baccomo “Duchesne”, già autore dell’esordio-rivelazione “Studio illegale”. Ma è solo l’inizio, sarà un anno molto ricco di proposte!


Grazie di cuore Jacopo. A presto.


mercoledì 3 novembre 2010

Intervista a Marco Vicentini di Meridiano Zero

Oggi pubblico (con un po' di ritardo, e di questo mi scuso), una breve intervista fatta all'amico Marco Vicentini di Meridiano Zero. Marco ha nel tempo trasformato la sua casa editrice in un vero e proprio luogo di culto per gli amanti del noir e nel contempo ha avuto il merito di rilanciare o di scoprire tanti giovani autori italiani  oggi molto apprezzati (su tutti penso a Luigi Romolo Carrino).



Ciao Marco. Per prima cosa vorrei chiederti di parlarmi un po' di Meridiano Zero. Del suo catalogo e della rete di distribuzione a cui vi affidate.

Meridiano zero fa un lavoro di ricerca sulla narrativa straniera contemporanea, che ha portato alla scoperta di autori che hanno riscosso un notevole interesse, come Derek Raymond, un maestro per Carlotto, Lucarelli, Ammanniti. Da tre anni sta lavorando attivamente con i nuovi narratori italiani, esordienti che cerca di spingere sul mercato. Molti autori dopo un esordio su Meridiano zero sono passati a grossi gruppi editoriali, pubblicando il secondo libro con Rizzoli, Feltrinelli, Garzanti, Bompiani, Adelphi, ecc.
La rete di distribuzione è una normalissima rete di distribuzione libraria nazionale.


Scusami se sono troppo diretto, ma è per avere un quadro anche solo approssimativo del mercato editoriale italiano: ogni vostro titolo, in media, quante copie vende? Che tipo di lanci promozionali vengono di volta in volta effettuati?

Per evitare di dare un quadro errato del mercato editoriale italiano, evito sempre di dire la quantità media di copie vendute (anche perchè la parola "media" è molto pericolosa e fraintendibile).

Come selezionate gli autori? Avete rapporti con agenzie letterarie? Se sì, puoi farmi qualche nome?

Gli autori li selezioniamo leggendo personalmente gli autori. Leggiamo anche quello che mandano le agenzie letterarie, ma verso le agenzie sono molto diffidente: non dimostrano quasi MAI di avere inviato un manoscritto con coscienza di causa. Se all'autore si può perdonare l'invio di un manoscritto scadente, all'agenzia invece no, e purtroppo è quello che succede. Se all'autore si può perdonare un'incompleta conoscenza della linea editoriale della casa editrice da cui nasce un invio inutile, all'agenzia no e invece anche questo succede.


Qualche consiglio che ti senti di dare a chi vuole fondare oggi una casa editrice o ha voglia di lavorare in generale nell'editoria?

Per iniziare a lavorare in una casa editrice il mio consiglio è quello di andare a lavorare, a costo di farlo gratuitamente, per un anno presso un'altra casa editrice. I veri problemi non si conoscono finché non si vivono dall'interno e le illusioni non si perdono finché non si tocca con mano la loro aleatorietà.

Mi dai qualche anticipazione sui prossimi titoli in libreria?

Se ho anticipazioni sulle prossime uscite? Certo. "Happy- L'incredibile avventura di Keith Richards" di Massimo Del Papa e "Incubo sulla strada" del nostro autore di culto Derek Raymond.

Ciao Marco, e grazie.

Un saluto

qui il sito di Meridiano Zero

martedì 5 ottobre 2010

Intervista a Daniela De Rosa, editor Kowalski (gruppo Feltrinelli)

Malgrado un po' di acciacchi che mi costringono (e mi costringeranno ancora per un po') a rallentare le mie apparizioni virtuali, rieccomi qui su Blogolo (sigaretta in bocca) a cercare di fare la mia parte. Qualche tempo fa ho chiacchierato con  l'amica Daniela De Rosa, editor che personalmente considero tra i più brillanti d'Italia. Attualmente in forza alla Kowalski (gruppo Feltrinelli), Daniela ha illustrato in maniera chiara e trasparente le dinamiche interne alla redazione e devo dire che la chiacchierata è stata piuttosto proficua visti i nostri scopi. Ecco l'intervista (e a presto!).

Ciao Daniela, e di nuovo grazie per la tua disponibilità.
Per prima cosa vorrei chiederti di parlarmi un po' di Kowalski. Del suo catalogo e dei rapporti con il gruppo Feltrinelli di cui la casa editrice fa parte.

Kowalski è un marchio Feltrinelli dal 2007. Pubblichiamo circa 25 titoli l'anno. Il catalogo prevede: per la narrativa, pubblichiamo esclusivamente narrativa di genere (noir, thriller, gialli) abbiamo autori internazionali come Peter James e Susan Hill (per citare 2 autori appena usciti con le loro novità), e anche autori italiani come Elisabetta Bucciarelli (che Kowalski pubblica a marchio congiunto con Colorado Noir, la casa di produzione di Maurizio Totti e Gabriele Salvatores, che opziona i diritti cinematografici del libro) quindi, rispetto alla casa madre, abbiamo una produzione più "popular". Per la non fiction pubblichiamo essenzialmente manualistica rivolta a un pubblico femminile (per citare un nostro successo - oltre 60.000 copie vendute - il libro SOS TATA, tratto dalla famosissima trasmissione televisiva, "Due Cuori e un Fornello" di Ilaria Mazzarotta, celebre bloggista di www.donnamoderna.com), divulgazione e psicologia (come "Mai più paura della matematica", "Mai più paura di volare", "Instant Therapy"),  biografie di star del cinema e della musica (Tim Burton, Jimi Hendrix) e libri di comici di Zelig, non più di uno o due all'anno.

Scusami se sono troppo diretto, ma è per avere un quadro anche solo approssimativo del mercato editoriale italiano: ogni vostro titolo, in media, quante copie vende? Che tipo di lanci promozionali vengono di volta in volta effettuati? Quanto investite su un autore?


Kowalski ha tirature diverse a seconda del titpo di libro. La narrativa può aggirarsi dalle 5000 alle 15.000 copie: la varia dipende... se dietro ci sono trasmissioni televise, volti noti, arriviamo anche a tirature molto più alte. Per ciascun titolo, abbiamo un ufficio stampa dedicato che diversifica il suo operato tra rassegna stampa, pubblicità, presentazioni in libreria.

Come selezionate gli autori? Avete rapporti con agenzie letterarie? Se sì, puoi farmi qualche nome?


Certo che abbiamo rapporti con le agenzie letterarie, siamo un gruppo editoriale, è normale. Collaboriamo con tutti gli agenti italiani.

Che caratteristiche deve avere un libro per essere pubblicato da Kowalski?


Dipende se è narrativa o varia. In generale sulla narrativa cerco autori che sappiano ben gestire trama personaggi e scrittura. Facendo solo narrativa di genere, il plot è fondamentale. Per la varia, i criteri sono i più disparati, come la produzione lo è.

Qualche consiglio che ti senti di dare agli scrittori esordienti e chi vuole fondare oggi una casa editrice (o ha voglia di lavorare in generale nell'editoria)?

Agli scrittori esordienti do da anni sempre lo stesso consiglio: leggete leggete leggete. E fatevi un'idea di che cosa pubblica un editore. Non inviate i vostri dattiloscritti a tutti gli editori, indifferentemente.

Mi dai qualche anticipazione sui prossimi titoli in libreria?


Certo. "Chef per un giorno" tratto dal docureality trasmesso da discovery e la 7 che raccoglie le ricette e la biografia culinaria di Carlo Lucarelli, Lella Costa, Morgan e tanti altri. E il noir di Domingo Villar "La spiaggia degli annegati", il cui commissario Leo Caldas è già stato definito il "Pepe Carvalho della Galizia"

Ciao Daniela, e grazie ancora.

martedì 13 luglio 2010

SulRomanzo intervista Blogolonelbuio

Qui un'intervista fatta a me dagli amici di SulRomanzo (a cura di Morgan Palmas).





I blog letterari più attivi: Blogolo Nel Buio

Di Morgan Palmas


Blogolo Nel Buio: un anonimo irrompe nella scena con un lit blog che cresce negli apprezzamenti

Quando è nato Blogolo Nel Buio e chi è il fondatore?

Blogolonelbuio è nato nel maggio 2010, per cui è di nascita molto recente. Devo dire però che fin da subito un gran numero di amici lettori ha iniziato a seguirlo con interesse e nel giro di poche settimane il blog è cresciuto in una maniera del tutto inaspettata. Un risultato decisamente incoraggiante.
Il fondatore sono io, un «quasi vecchietto» che da anni collabora con case editrici e redazioni giornalistiche. Da un po' di tempo mi ero accorto che mi sfuggiva il contatto diretto con il popolo dei lettori e Blogolonelbuio si sta rivelando (tra gli altri) uno strumento decisamente efficace per colmare questa mancanza, questo contatto. L'anonimato è una componente essenziale del blog, poiché in questo modo riesco ogni volta a strutturare un confronto aperto e alla pari con gli amici, anche quelli più timidi, che mi seguono evitando il disagio che a volte i palazzi dell'editoria creano.

Quanti sono i redattori oggi, se si escludono i contributi occasionali?

In linea di massima si tratta, almeno per il momento, di un blog «personale» o quasi. C'è un tecnico che ne cura la grafica e poi ci sono io che inserisco i contenuti. Ci sono inoltre alcuni amici editor e/o scrittori che si sono sobbarcati l'onere di occuparsi (forse ancora per poco) della valutazione dei manoscritti inediti che quotidianamente vengono spediti (e di restituire anche una scheda con dei consigli, chiaramente soggettivi), io ero contrario a questa sezione (non per cattiveria ma per mancanza di tempo) e ora che li osservo mentre si ammazzano di lavoro per rispondere a tutti, devo ammettere che mi faccio grasse risate. Si tratta di un lavoro davvero pesante, ma loro sono bravissimi. I contributi arrivano da parte di tutta una comunità di amici scrittori, intellettuali, editori, editor, ecc. e alcuni seguono il blog con una certa frequenza (e questo non nego che mi lusinga molto). In un modo o nell'altro hanno lasciato o continuano a lasciare contribuiti scrittori come Tiziano Scarpa, Raul Montanari, Barbara Garlaschelli, Giuseppe Genna e tanti altri, o editori ed editor come Alberto Ibba, Cristiano Armati, Giorgio Pozzi e persino qualche agente letterario come Valentina Balzarotti dell'A.L.I. (Agenzia Letteraria Internazionale) e Loredana Rotundo (dell'agenzia letteraria Loredana Rotundo, ex ARR). Insomma, intorno a Blogolo c'è fermento e questo mi piace...

Da che cosa è scaturita l’idea del blog?

Una risposta ad effetto potrebbe essere: dalla noia. E non direi una bugia. In realtà credo che mi mancasse anche il contatto diretto con l'underground della letteratura italiana. Insomma, a furia di leggere racconti e romanzi usuali spacciati per capolavori avevo come l'impressione che il mio gusto letterario si stesse intorpidendo, non so se riesco a spiegarmi, per cui ho deciso di mettermi in cerca di qualcosa di nuovo, da valorizzare. Mi sono messo in testa di cercare racconti di autori incontrati on line in grado di regalarmi qualche emozione in più. Poi l'incontro fortuito con la persona che ora gestisce la parte tecnica di Blogolonelbuio ha fatto il resto. È venuto tutto da sé. 

Quali sono gli obiettivi?

In linea di massima (e per il momento) sono due:
• Selezionare racconti da pubblicare: questa è una parte piuttosto difficile poiché, com'è noto, arriva tanto materiale e trovare buone storie sommerse in un mare di cattive storie è un lavoro lungo che necessita di tanta pazienza. Il pro è che se questo lavoro è fatto bene è possibile creare una vetrina importante in grado di mettere in contatto diretto «scrittori veri» con «editori veri» creando quindi un vero e proprio ponte virtuale che potrebbe anche, chissà, rendere più dinamica la letteratura italiana.
• Chiacchierare con gli addetti ai lavori e «costringerli» a dare qualche dritta a chi sta muovendo i primi passi (neo-scrittore o neo-editore che sia). E magari anche a raccontare le loro prime esperienze editoriali, in modo da dare almeno degli esempi concreti ai lettori.

Crede che i blog letterari siano semplice condivisione culturale oppure possano anche avere altre funzioni?

Dipende molto da come sono gestiti. In linea di massima, non solo i blog ma tutto ciò che rientra nel campo della comunicazione virtuale, è a mio avviso non solo un utile strumento di condivisione culturale ma anche un supporto nuovo e importante per incentivare l'aggregazione sociale. I circoli dei lettori così come i centri sociali spesso hanno anche una casa on line, un blog, un sito, una pagina o un profilo Facebook ecc. È evidente che internet in generale non è solo un'immensa enciclopedia digitale ma è soprattutto una geniale invenzione in grado di annullare (o far pesare meno) la distanza fisica tra le persone di tutto il mondo. Se questo è vero, ed è vero, allora definire un blog letterario (dato che parliamo di blog letterari) un semplice strumento di condivisione culturale mi sembra che stia un po' stretto. Un blog letterario è come una casa, un appartamento, un bar, una sede di una città senza spazio. Dentro ad una sede può succedere di tutto. Un blog letterario può trasformarsi, che ne so, in una collettività di artisti in grado di aprire una nuova corrente letteraria, o magari in una vera e propria casa editrice in grado far conoscere autori straordinari sconosciuti prima. Il potenziale è infinito poiché è infinito il potenziale dell'uomo che si confronta con gli altri.

E pensa più a isole lontane fra loro o a contenitori che si integrano e si scrutano con piacere, stimolandosi a vicenda?

Ritorno a dire che dipende sempre da come questi blog sono gestiti. Mi piace l'idea del blog come «casa». Dunque qualcuno può star rinchiuso tutto il tempo dentro casa a non far nulla o a farsi gli affari suoi, qualcun altro può uscire e andare a casa dei vicini, degli amici, in un locale, organizzare qualcosa, ospitare gente. Di sicuro è auspicabile che i blog, così come a mio avviso le persone in generale, interagiscano e si stimolino a vicenda, sempre, poiché questo è il sintomo di una civiltà sana e in pieno sviluppo. Se così non è si inizia a decadere, ma questo è solo il mio punto di vista. 

Gli addetti ai lavori (case editrici, scrittori, agenti letterari, critici, ecc) si sono riversati in massa nei mondi virtuali, incluse le piazze dei social network, uno fra tutti Facebook, qual è la sua opinione in merito? La letteratura ha beneficiato di questa democratizzazione dei contenuti e delle comunicazioni?

Non tutti, almeno per ora, si sono aperti fino in fondo al mondo virtuale, ma di sicuro ultimamente c'è stato un grossissimo passo in avanti ed è fuor di dubbio che la letteratura ne stia beneficiando molto. Credo però che questo discorso di apertura sia valido in special modo per i piccoli e medi editori, i quali prestano maggiore attenzione alla ricerca dei nuovi autori e riescono a volte, grazie ad esempio ad un contatto nato da Facebook, a convincere qualche autore affermato a pubblicare con loro. Paradossalmente la grande editoria utilizza i social network solo come vetrina per incrementare le proprie vendite (a volte capita, grazie al lavoro di qualche editor lungimirante, che si faccia lavoro di ricerca sui lit-blog e sulle webzine, ma difficilmente i grandi editori investono su di uno scrittore incontrato on line, o comunque sono in pochi a farlo e fino ad un certo punto), quindi anche con i profili Facebook, tanto per ritornare all'esempio di prima, non fanno altro che riempire le caselle di posta elettronica di spam. La loro (spesso ma non sempre) è una comunicazione unilaterale, per cui il potenziale della rete in parte si spreca. Ma le cose stanno migliorando, per cui sono ottimista.

Escluso il suo blog e Sul Romanzo, indipendentemente dalle idee e se non altro per una questione di possibile discutibile autoreferenzialità, qual è il blog letterario che segue con più interesse?

Ce ne sono molti e l'interesse verso i blog varia di giorno in giorno, a seconda dei post che questi blog pubblicano, ne seguo circa una trentina. In Italia, oltre ai lit-blog più noti (Nazione Indiana, Vibrisse, Lipperatura, ecc) che è sempre bene sbirciare (anche se ultimamente vanno un po' a rilento), il mio interesse si rivolge spesso verso i blog che considero amici. Solo per fare qualche nome: Le sorelle sciacallo, di Nicoletta Vallorani; il blog di Barbara Garlaschelli; quello di Remo Bassini; quello di Cristiano Armati, Le parole necessarie di Davide Musso e tantissimi altri ancora che non cito solo per ragioni di tempo e di spazio.

martedì 6 luglio 2010

Intervista a Cristiano Armati (direttore editoriale Castelvecchi): "Un libro lo si pubblica quando è bello, tutto qui"

Oggi pubblico una chiacchierata con l'amico Cristiano Armati, che è non solo un ottimo scrittore (ha pubblicato tra gli altri la raccolta di racconti "La mattina dopo" (Coniglio editore) e il romanzo "Rospi acidi e baci con la lingua" (Coniglio editore), oltre ai saggi "Italia Criminale" (Newton Compton) e Roma Criminale (Newton Compton) tutti con ottimi risultati) ma è anche il direttore editoriale della oramai storica Castelvecchi, sicuramente uno dei marchi indipendenti più interessanti del panorama letterario italiano.  

Come si diventa direttore editoriale di una casa editrice come Castelvecchi? In cosa consiste il tuo lavoro, quali sono le tue responsabilità e quali altre figure professionali operano all'interno di una casa editrice?

Lavoro nell'editoria periodica e non periodica dal 1999. In questi dieci e passa anni ho scritto per un gran numero di giornali, ho pubblicato sei libri e ne ho curati direttamente un'altra trentina. Cinque anni li ho passati come editor alla Coniglio Editore, altri cinque li ho spesi alla Newton Compton: due marchi molto diversi, che mi hanno consentito di cimentarmi sia con un pubblico di nicchia amante di tematiche quali la musica, l'eros e il fumetto, sia con un pubblico più generalista, abituato, magari, a comprare i libri al supermercato. Insieme a Dario Morgante, con cui lavoro da sempre, ho fondato e diretto prima l'etichetta Bamako (in seguito ceduta alla Coniglio), poi l'etichetta Purple Press (ora acquisita da Castelvecchi) quindi, dopo essermi fatto una cultura nel campo dell'immagine, ho rilevato "Mondo Bizzarro": una galleria d'arte contemporanea di Roma a cui abbiamo affiancato l'omonima etichetta dedicata ai libri d'arte. In tutto ciò mi sono laureato in antropologia culturale, ho imparato l'inglese, il francese e lo spagnolo e, dalla gestione del magazzino fino alle macchine tipografiche, mi sono "sporcato" le mani con tutto ciò che direttamente o indirettamente riguarda i libri, la loro scrittura, la loro composizione, la loro stampa e la loro messa in commercio. Sono stati dieci e passa anni di lavoro "matto e disperatissimo": anni dove il lavoro non è mai stato solo lavoro, ma sempre e comunque anche formazione personale, passione, quasi malattia. Ora, come direttore editoriale Castelvecchi le mie responsabilità riguardano tutto il processo produttivo: dalla scelta di un titolo fino al suo confezionamento, dalla creazione di una collana fino alla sua vendita in libreria. Per fare tutto questo sono coadiuvato da diverse figure professionali fondamentali: il direttore artistico prima di tutto (alla Castelvecchi ho con me proprio Dario Morgante), responsabile dell'immagine che i libri trasmettono all'esterno; quindi i redattori (alla Castelvecchi, capitanata da Elisa Passacantilli, ho trovato una redazione formidabile), dedicati al confezionamento del libro e "sacerdoti" della sua cura formale; poi gli editor, che seguono il mercato alla ricerca di titoli e ne curano con me la loro trasformazione in libri; per non parlare dell'ufficio stampa (diretto da Patrizia Renzi), fondamentale per la comunicazione; della direzione commerciale (Federico Pancaldi), altrettanto fondamentale per ciò che concerne le vendite; dell'ufficio diritti (gestito da Irene Pepiciello), garante di tutto ciò che riguarda i contratti con gli autori; e della rete di promozione (Vivalibri) e distribuzione (PDE), a cui spetta il compito di portare fisicamente i libri in libreria... il luogo in cui tutto, e per prima cosa il mio lavoro, verrà sottoposto al giudizio supremo: quello dei lettori.


C'è davvero qualcosa che non va nell'editoria italiana? Se sì, cosa?

Si dice sempre che in Italia si legge poco... è vero, ma si può considerare il lato positivo di una situazione penalizzante rispetto a quella degli altri maggiori paesi europei: se si legge poco, vuol dire che in futuro si potrà soltanto leggere di più! Tutto ciò in realtà sta già accadendo, per cui non ho intenzione di unirmi al coro dei pessimisti a oltranza. Poi c'è un altro discorso, che non riguarda strettamente l'editoria pur essendo fondamentale: se non ce ne siamo accorti, l'occidente sta attraversando la peggiore crisi economica dal '29 ai giorni nostri... in alcuni paesi siamo alla soglia dell'insurrezione, ovunque ci sono enormi difficoltà dovute alla carenza di lavoro e a una povertà diffusa. Se si assiste anche a una contrazione dei consumi non penso ci sia da esserne stupiti: ed è proprio questo il problema più grave con cui, al di là dell'editoria, chiunque svolga una qualunque professione sarà chiamato a fare i conti nei prossimi anni.


Come viene selezionato un libro adatto alla pubblicazione? Ci sono dei canali preferenziali che permettono ad un autore di essere letto e valutato con più attenzione rispetto agli altri?

Un libro è adatto alla pubblicazione quando è bello, tutto qui. L'idea del "bello", naturalmente, ha a che fare con una linea editoriale e con le risposte del mercato, non con un concetto astratto. Per il resto, chi vuole pubblicare deve prima di tutto scrivere: esistono una quantità di luoghi in cui ci si può mettere in luce (blog, riviste, circoli di scrittori...), ed è qui che, in linea di massima, peschiamo i nostri autori.


Un consiglio a chi vuole iniziare una carriera nel mondo editoriale sperando magari un giorno di fondare una casa editrice?

La domanda è difficile perché, in editoria, non mi pare che i percorsi personali siano facilmente formalizzabili e traducibili in un modello da seguire. Certo, è anche vero che negli anni ho visto bruciare discreti capitali da più di un editore in erba. L'errore, in questi casi, è stato un errore di presunzione: pensare di poter fare tutto da soli, quando magari, con l'assistenza di qualcuno del settore, avrebbero senz'altro ottenuto di più. Ma il problema è che chi fonda le case editrici, molte volte, è animato da un'idea astratta e utopica del libro. E, in cuor suo, crede di potersela cavare unicamente con il suo gusto personale o con la pubblicazione di qualche romanzo scritto da amici... questo tipo di persona non delegherebbe mai le scelta a un direttore editoriale, preferisce perdere decine di migliaia di euro, ma tenersi stretto il ruolo: assecondare il suo ego con il lato prestigioso di un ruolo che in realtà è estremamente duro. Il difetto di questo tipo di persone, paradossalmente, è quello di non sapersi comportare da imprenditori. E a chi volesse replicare un simile schema, visto con i miei occhi fallire moltissime volte, più che un consiglio preferisco fare un augurio: in bocca al lupo.


Credi che pubblicare racconti su blog o webzine possa essere utile ad uno scrittore alle prime armi al fine di farsi notare da un editore?

Intanto è utile a se stesso per iniziare ad esercitare il mestiere di autore: la scrittura è prima di tutto un confronto continuo con se stessi, dove il "se stesso" è un giudice implacabile, che non cede neppure di fronte alle lusinghe dei lettori, neppure di fronte a un eventuale successo. Sì ai blog e alle webzine, dunque, ma con un avvertimento: chi prende le decine di accessi alle proprie pagine per il "pubblico" si sbaglia di grosso.


Quanti scrittori esordienti pubblica in un anno Castelvecchi?

Non abbiamo un numero prestabilito di esordienti da pubblicare per forza, dipende dalla qualità delle proposte che arriveranno e dai nomi che saremo in grado di far emergere. Abbiamo già qualche autore interessante per le mani: staremo a vedere.

lunedì 28 giugno 2010

Intervista a Tiziano Scarpa: "Spero sempre nell'inaudito che sbaragli i giochi, le professioni, le aspettative"

Oggi propongo una piccola discussione con uno degli autori italiani più apprazzati: Tiziano Scarpa. Tra un impegno e l'altro è riuscito a trovare un po' di tempo da dedicare a blogolonelbuio e questo non può che farmi piacere.

Tiziano Scarpa ha scritto i romanzi Occhi sulla graticola, Kamikaze d’Occidente, Stabat Mater e Le cose fondamentali; le raccolte di racconti Amore, Cosa voglio da te e Amami; gli interventi civili Cos’è questo fracasso? e Batticuore fuorilegge; i libri di aforismi Corpo e La vita, non il mondo; il poema Groppi d’amore nella scuraglia e la raccolta di poesie Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto. È coautore insieme ad Aldo Nove e Raul Montanari delle cover poetiche Nelle galassie oggi come oggi. Ha scritto numerose pièce teatrali, fra cui Comuni mortali, La custode, Gli straccioni, Il professor Manganelli e l'ingegner Gadda, L'ultima casa, L'inseguitore. È autore dei radiodrammi Pop Corn, La visita e La musica nascosta. Ha pubblicato la guida Venezia è un pesce. Svolge un'intensa attività di lettore scenico delle opere sue e altrui, a teatro e non solo. Con il suo romanzo Stabat Mater ha vinto il Premio Strega 2009[1] e il Premio SuperMondello 2009. I suoi libri sono tradotti in numerose lingue, cinese compreso. Collabora alla rivista-sito Il primo amore (pubblicata anche su carta dalle edizioni Effigie) di cui è uno dei fondatori, dopo esserlo stato del blog collettivo Nazione indiana.
Per prima cosa vorrei parlare di come sono andate le cose nel lontano (ma non troppo) 1996, quando hai convinto l'editore Einaudi a pubblicare il tuo romanzo d'esordio Occhi sulla graticola . Pensi che oggi un autore in cerca di spazi possa proporsi nello stesso modo?

A me è andata così: Mauro Bersani, che attualmente dirige alcune collane nella casa editrice Einaudi, lesse i miei racconti nel 1989. Allora non lavorava ancora per nessuna casa editrice. Poi continuò a seguire quello che scrivevo, finché, alla fine del 1994, gli mandai il mio primo romanzo. Nel frattempo, Bersani era stato assunto come redattore all'Einaudi. Propose il mio romanzo per la pubblicazione. Firmai il contratto all'inizio del 1995; ci volle un anno per la pubblicazione vera e propria: Occhi sulla graticola uscì nel febbraio del 1996. Nel mio caso, insomma, ho trovato una persona generosa, interessata a leggere i miei inediti. Di generosità se ne trova ancora in giro, ma come vedi io ho avuto un colpo di fortuna molto particolare: avere come lettore dei miei inediti qualcuno che poi è entrato in una casa editrice importante. Non potendo contare sulla fortuna, consiglio altre vie di proporsi (vedi l'ultima risposta di questa intervista).

Che idea ti sei fatto delle nuove generazioni di scrittori? Quanta qualità c'è nei testi che sicuramente ti sarà capitato di leggere qua e là? Pregi e difetti.

Non ha senso parlare in generale. Di recente ho letto due esordienti molto intensi, Simona Castiglione (La mente e le rose) e Andrea Tarabbia (La calligrafia come arte della guerra), pubblicati entrambi da Transeuropa, e altri un po' più deboli. Diciamo che sono spontaneamente portato a simpatizzare con chi non ricalca formati romanzeschi risaputi ma si apre la propria strada fra i rovi e non ha paura di inoltrarsi dove non va nessuno.

Ultimamente si parla di un ritorno in auge della figura dello scrittore esordiente che fino a poco tempo fa era stata accantonata nel dimenticatoio. Molti sostengono che dall'assegnazione del premio Strega a Paolo Giordano in poi si sia innescato un fenomeno di vendita che spinge molti editori a pubblicare nuovi autori al di là della qualità del testo. Tu che per la vittoria dello Strega 2009 (con il romanzo Stabat Mater - Einaudi) hai fatto una gavetta vera, cosa ne pensi? E' un timore reale? Se sì, credi si tratti di un meccanismo di cui preoccuparsi o fa parte dei ricorsi storici?

Non mi pare che gli esordienti fossero stati accantonati nel dimenticatoio. Prima di Paolo Giordano, negli anni Duemila hanno esordito Davide Longo, Letizia Muratori, Melissa P., Alessandro Piperno, Pulsatilla, Roberto Saviano e altri autori assai letti. Io ho avuto un ragguardevole riscontro di critica e visibilità con il mio primo romanzo, ma ringrazio il cielo di non aver avuto un grande successo di vendite con quel libro. Immagino che mi avrebbe creato ansie nello scrivere i libri successivi, e forse avrebbe interferito con le mie fantasie artistiche e le mie forze creatrici. Autori e autrici veri possono venire schiacciati dalla macchina editoriale del "successo al primo colpo".

Hai un'agenzia che ti rappresenta? Credi sia importante per un autore averne una? Se ce l'hai quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

Da cinque anni sono rappresentato dall'Ali, Agenzia Letteraria Internazionale. Si occupa di trattative che per l'autore sarebbe sgradevole condurre e di altre cose un po' noiose, che mi porterebbero via tempo, e verifica la correttezza del comportamento degli editori. In più, dà preziosi consigli sulle scelte editoriali che può fare un autore, avendo un'esperienza senza pari e la conoscenza perfetta del paesaggio reale. Nessuno svantaggio. Prima facevo tutto da solo. Avrei fatto meglio a trovarmi un agente fin da subito.

Te la senti di dare un consiglio pratico a un autore che inizia ora a cimentarsi con la scrittura e a un bravo autore che è invece in cerca della sua prima pubblicazione?

Il consiglio pratico è quello di riscrivere da cima a fondo un libro che si considera finito: non limitandosi a correggere qua e là qualche parola sullo schermo, ma proprio ricopiandolo, ridigitandolo per intero, come se invece di un computer si disponesse di una vecchia macchina da scrivere. Serve a rimettere in discussione ogni frase, rassodando il superfluo, tagliando, ma soprattutto dà risultati inaspettati: ricopiando succede che si sviluppano pagine che, prima, sembravano compiute, si trovano spunti, semi, bulbi e boccioli che se ne stavano nascosti fra le righe nonostante le riletture e che, durante la ribattitura del romanzo, sbocciano e danno frutto.
Un altro consiglio (non richiesto) è: domandati che scrittore/scrittrice sei. Un romanziere? Un poeta? Un drammaturgo? Un saggista? Un autore/autrice di aforismi? Non scrivere romanzi, sempre e unicamente romanzi, soltanto perché te lo chiede quest'epoca romanzofaga. Non snaturare una poesia, un racconto, una commedia teatrale, un saggio, facendoli diventare forzosamente un romanzo.
Ai bravi autori in cerca della loro prima pubblicazione suggerisco di partecipare al premio Calvino, e di trovarsi un buon agente letterario che proponga i loro libri agli editori.
Il premio Calvino è serio, non si lascia sfuggire gli inediti di valore. Dopo aver partecipato anch'io alla giuria in un'edizione di una decina di anni fa, e avere constatato di persona la serietà con cui è organizzato, negli anni successivi mi è capitato di suggerire a tre persone, avendo letto i loro inediti, di partecipare al Calvino, in tre edizioni diverse: ebbene, una l'ha vinto, l'altra ha ricevuto una segnalazione speciale della giuria, la terza è arrivata fra i finalisti. E, naturalmente, nessuno nella giuria del premio sapeva che avevo suggerito a queste persone di partecipare (anche perché sarebbe stato impossibile, essendo la partecipazione anonima; il nome dell'autore/autrice viene scoperto dalla giuria solo dopo aver emesso il verdetto).
Quanto agli agenti, mi sembra che oggi gli editori ascoltino quasi esclusivamente i loro consigli, la filiera editoriale si è professionalizzata. Negli anni passati ho letto un'enorme quantità di inediti, suggerendone alcuni agli editori, ma con scarsissimo successo. Da un po' di tempo ho smesso, perché, visti i risultati deludenti, ho constatato che non ne vale la pena, oltre a essere un lavoro che richiede tantissimo tempo, e io non ne ho più. Gli editori si insospettiscono, quando un autore/autrice gli consiglia di pubblicare un libro di un esordiente, pensano che lo faccia perché si tratta di amici suoi, e non perché crede spassionatamente nel valore di quell'inedito. Ti ripeto: gli editori si fidano molto di più degli agenti letterari, perché gli agenti non sono disinteressati, ci possono ricavare qualcosa dai diritti d'autore (di solito il dieci per cento), e dunque se propongono un libro all'editore significa che si aspettano che quel libro abbia delle possibilità di trovare i suoi lettori; e poi si suppone che gli agenti, i quali conoscono bene il mercato e hanno contatti con l'intero panorama editoriale, abbiano fatto a ragion veduta la scelta dell'editore, ritenendo che quello sia il più adatto per quel tipo di libro. Infine, l'agente si gioca anche la sua reputazione professionale, non può proporre un libro all'editore solo perché l'autore è un amico o per altri motivi extraeditoriali.
Io comunque spero sempre nell'inaudito che sbaragli i giochi, le professioni, le aspettative, i paesaggi, le istituzioni, i percorsi obbligati, le procedure, le trafile. Viva la scrittura!

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